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Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana


mercoledì 3 agosto 2016

2016 ANNO NAZIONALE DEI CAMMINI. Mentre in Italia nascono nuovi Cammini noi stiamo a guardare

Mentre in Italia nascono nuovi Cammini noi stiamo a guardare.
Come si evince dalla Carta dei Cammini d’Italia la Calabria e la Basilicata hanno un “Grande Buco” .
Ma a ben vedere sul Pollino esiste già un Cammino detto dei Briganti organizzato a suo tempo dalla Comunità Montana Val Sarmento, solo che non lo percorre nessuno perché non è segnalato e nessuno sa della sua esistenza.

Carta dei Cammini in Italia. Da notare come non c'è nessun percorso
consigliato in Calabria e Basilicata.
A questo si aggiunge il “Cammino Mariano”, che collega tutti i santuari dedicati alla Madonna: esso è in fase avanzata di progettazione, ma… fermo perché l’Ente Parco non ha il coraggio di indire la procedura di gara affinché questa idea del prof. Mario Martino si trasformi nel tracciato completo percorribile anche da chi non ha grandi esperienze di Cammini.
Sul Pollino si preferisce spendere denari per realizzare il TRAMPOLLINO. Tanto più che questo secondo è già stato finanziato con fondi della Regione Basilicata giacenti nei “tiretti” dell’Ente Parco da quasi due anni e in attesa di essere spesi
Ci sono tanti spunti nella storia calabrese per realizzarne e di davvero interessanti nel nostro territorio: da San Francesco di Paola, a Norman Douglas gli altri Viaggiatori del Gran Tour…, sulla linea del “Cammino dell’Inglese” realizzato in Aspromonte, che fino ad ora è stato inteso come una tappa escursionistica…  

Ancor più proprio quest’anno che il Ministro dei Beni Culturali ha proclamato il 2016 ANNO NAZIONALE DEI CAMMINI.
Ecco un’altra occasione perduta e proprio nell’anno del giubileo della Misericordia che ha dato nuova linfa a quei luoghi di devozione da sempre meta di pellegrinaggio.
Noi no!
Continuiamo a costruire cattedrali nel deserto in nome di non si sa bene quale sviluppo sostenibile.
Nel frattempo si favorisce il riavvio della Centrale del Mercure, si costruisce una mega struttura sulle ceneri della “Tenuta delle Principessa”, chiusa ancora prima di essere aperta, nonostante l’affidamento, ma mai preso in carico, a una cooperativa di servizi.
Ripristinare il Sentiero dei Briganti, no!
Logo Camminomarianopollino.
Avviare la realizzazione, almeno per il versante lucano, del Cammino Mariano del Pollino, no!
La Via Francigena, che ha tutti i crismi per essere l’equivalente italiano di quel che è diventato in questi ultimi anni il Cammino di Santiago, proprio nell’anno giubilare sta registrando la presenza di grandissimo numero di camminatori.
Non è solo la fede la ragione dei camminatori che s’avviano per questi cammini: è desiderio di essere a contatto con la natura, di ritrovarsi nell’andare a passo lento… meditando…
L’andare a piedi è una nuova forma di turismo capace di mettere in rete e far conoscere borghi abbandonati, piccoli paesi di montagna, aree protette sconosciute alle grandi masse.
In Italia sono quasi settemila i chilometri percorribili da Nord a Sud, ripartiti in circuiti e itinerari di difficoltà e lunghezze diverse in cui si diluiscono storia, arte, sacro e profano. Nei siti sparsi in Rete si possono trovare i vari percorsi divisi in tappe, con mappe dettagliate, informazioni utili, elenchi di luoghi dove mangiare e dormire. 
Ne ho scelti undici che meritano di essere conosciuti e che un giorno vorrei percorrere tutti.

1.     Via Francigena: 1000 km dal San Bernardo a Roma


Il percorso è quello tracciato dall’Arcivescovo britannico Sigerico nel suo viaggio di ritorno dalla “città eterna” a Canterbury nel 990. Mille chilometri di strada che dal passo del Gran San Bernardo attraversano l’Italia dal nord al centro in 79 tappe, fino a Piazza San Pietro, tra natura, borghi che hanno mantenuto tutto il fascino delle loro architetture e scorci di storia. Al percorso principale si aggiunge la “Via Francigena del Sud”, che arriva fino a Brindisi l’imbarco per raggiungere la Terra Santa, e che si spinge fino a Santa Maria di Leuca. Chi incomincia il cammino, può ricevere la credenziale che testimonia lo status di pellegrino. La strada, nel 1994 è stata riconosciuta “itinerario culturale del Consiglio d’Europa”.

2.     Via degli Abati: 190 km sui monti tra Pavia e Pontremoli

Nell’Alto Medioevo i Longobardi, prima di conquistare il passo della Cisa, utilizzavano questa strada per spostarsi da Pavia, capitale del loro regno, ai domini della Tuscia e alla zona di Lucca.
Nota anche come “Via Francigena di Montagna”, la Via degli Abati costituisce una variante più antica e impegnativa rispetto a quella tracciata dall’Arcivescovo Sigerico che, per arrivare dalla Toscana all’Emilia, passò per la Cisa. Per ogni tappa si possono ottenere i “certificati di passaggio” che testimoniano l’avvenuto cammino: questa “via degli abati” si può percorrere in otto giorni.

giovedì 28 luglio 2016

PANTELLERIA DIVENTA IL 24° PARCO NAZIONALE, PRIMO IN SICILIA

«Questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto di istituzione del parco di Pantelleria che diventa il 24esimo parco nazionale, primo in Sicilia. Finalmente si dà esecuzione a una norma votata nel 2007 con la legge finanziaria». Così l'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio ringraziando il Capo dello Stato commenta con grande soddisfazione la nascita di
Pantelleria. Laghetto di Venere (photo dal Web)
uno dei quattro parchi della Sicilia di cui propose l’istituzione.
Pantelleria, infatti, è solo uno dei quattro parchi (oltre a Pantelleria, c’erano quello delle Isole Eolie, delle Isole Egadi e dei Monti Iblei) che l’ex ministro riuscì a inserire nella Finanziaria del governo Prodi, votata nel 2007.
«Dopo nove anni - commenta positivamente il Presidente della Fondazione UniVerde – siamo giunti a un traguardo importante e ringrazio il Governo, la Regione e il sindaco di Pantelleria per l’impegno. Spero che adesso si lavori per istituire gli altri tre parchi, a partire da quello delle Eolie che peraltro ricade in un’area Patrimonio Unesco».

«Oggi è una bella giornata per la natura e l'ambiente italiano, una giornata di festa – conclude Pecoraro Scanio – soprattutto dopo il lungo contenzioso che c’era stato con la Regione Sicilia, che si oppose in Corte Costituzionale alla fine perdendo, contro questa norma. Dobbiamo rafforzare e potenziare tutti i parchi, dargli risorse sufficienti invece di procedere con tagli che non consentono di coprire neanche le spese di gestione e del personale, e lavorare affinché anche i parchi del Delta del Po e della Costa Teatita diventino nazionali».
"Una scelta di civiltà e di rispetto dell'identità di Pantelleria; una risposta che afferma la sovranità dello Stato ed il valore supremo della natura, del paesaggio e dell'agricoltura dell'isola" - Così Antonio Rallo dell'azienda Donnafugata, ha commentato l'istituzione del Parco Nazionale.
Nonostante tutto, per fortuna c'è ancora qualcuno che chiede di istituire un Parco nazionale.
Auguri alla Sicilia, all'Italia e a tutti noi.
Benvenuto!


martedì 26 luglio 2016

Il fuoco estivo e il nuovo assetto della legge Madia

Ecco come ad ogni estate che si rispetti mancava il solito incendio, più o meno devastante, tanto per mantenere la media stagionale e giustificare l’ingente impegno di spesa che i vari enti regionali mettono in bilancio attraverso fantasiosi piani di intervento.
Fino a qualche giorno fa ancora niente, tuttavia era nell’aria: sembrava che si aspettasse a innescare la miccia in attesa delle condizioni climatiche giuste; infatti, da giorni la calura ha raggiunto le temperature estive adatte a far camminare il fuoco.
un Canadair dei Vigili del Fuoco ripreso mentre effettua un lancio sul focolaio
del Raganello.
Aggiungiamo a questo anche il vento di levante che, in questo periodo dell’anno, si “mette in moto” in tarda mattinata e … il gioco è presto fatto.
Il sistema antincendio ormai non “rende”, in termini locali, in quanto non ci sono più le squadre AIB (Anti Incendio Boschivo) operative a ogni inizio estate: l’apparato organizzativo progressivamente smantellato, l’età avanzata degli operatori e la mancanza di un cambio generazionale ha fatto sì che l’ultima popolazione di operai idraulico-forestali abbia mollato gli ormeggi verso una dignitosa pensione.
è anche vero che questo lavoro non lo vuole fare più nessuno, almeno non nel servizio antincendio boschivo.
Decine di automobili super accessoriate, attrezzatura varia e incentivi economici hanno in pratica sostituito il modello del servizio AIB regionale, con la conseguenza di aver aumentato il precariato e, incentivando il volontariato, tolto valore a un lavoro professionale a tutti gli effetti, che necessita di capacità organizzative e gestionali di notevoli spessore.
Ribadendo che rimango sempre dell’avviso che i fondi e il volontariato devono essere circoscritti alla prevenzione e non all’intervento, devo constatare che, purtroppo, in una terra affamata di lavoro, fanno comodo anche i pochi spiccioli ricevuti sotto forma di rimborso spese a fronte di quello che è un lavoro secondo tutti i crismi e con una tempistica non ponderabile in quanto legata al singolo evento.

In questo caso, però, è sfuggito al legislatore che le squadre di volontari non hanno interesse ad appiccare il fuoco; anche perché a ogni squadra è stato assegnato un budget una tantum per tutta la stagione che viene decurtato ogni qualvolta si verifichi un incendio nel territorio di competenza del gruppo.
Comunque, in questo modo non è stato risolto il problema: tant’è che le cronache regionali sono piene di resoconti di grossi focolai che hanno impegnato per diversi giorni uomini e mezzi per riuscire a domare un fuoco che nel frattempo ha distrutto decine di ettari di boschi, rimboschimenti e praterie.
Semplicemente si sono spostati gli interessi: da livello locale e comprensoriale sono passati in ambito regionale: le nuove compagnie che si aggiudicano appalti milionari hanno tutto l’interesse a mantenere vivo il “fuoco” altrimenti perderebbero la gallina dalle uova d’oro.
Nelle giornate di giovedì, venerdì e sabato scorso, proprio qui – tra Civita e Cassano – ne abbiamo avuto un primo assaggio, ma di questo episodio parlerò più avanti.
Prima, però, vorrei raccontare qualche retroscena, perché nulla accade per caso, ma semplicemente perché ci sono interessi che sfuggono ai non addetti ai lavori.
Infatti qui entra in gioco il nuovo riassetto giuridico che riguarda – per esempio e non solo – il Corpo Forestale dello Stato e i Vigili del Fuoco.
Questi ultimi hanno già preso il servizio di pronto intervento con la flotta dei Canadair che è stata “spacchettata” dalla Riforma Madia e assegnata alle Regioni che ne sostengono i costi. Basta prendere un volo dall’aeroporto di Lamezia e, mentre l’areo si alza in volo, si passano in rassegna i velivoli giallo-arancione fermi negli hangar di fronte alle piste di decollo.
L'elicottero di Calabriaverde in manovra di avvicinamento al fuoco
Manutenzioni e spese di carburante sono a carico delle Regioni; i piloti che, un tempo erano forniti dall’Aeronautica Militare, oggi sono dati dalla ditta che ha preso l’appalto di spegnimento degli incendi.
Il coordinamento, finora affidato al Corpo Forestale dello Stato, passerà a breve, ai Vigili del Fuoco e senza l’aumento di una singola unità.

E qui si aggiungono due aspetti: il primo, che fine farà la professionalità acquisita dal personale del CFS in tanti anni e in tanti interventi?
Il secondo aspetto, sono i costi che continueranno a lievitare visto che il Servizio è dato in appalto.  
Ritorniamo agli eventi di due giorni fa.
Un primo incendio ha distrutto gran parte del “Monte di Cassano”, nel suo versante settentrionale. Qui non è bruciata la “solita” macchia mediterranea ma sono andati in fumo uliveti, vigneti, boschi di leccio, oltre alla consueta prateria a cisto e sesleria.
Un secondo incendio è stato causato invece da una improvvisa avaria ad un’automobile che, inaspettatamente, ha preso fuoco.  L’arrivo tempestivo dei Vigili del Fuoco sembrava avesse scongiurato il peggio ma, dopo alcuni minuti dal loro intervento, la scarpata adiacente, data l’ora del giorno, la calura e il “solito” venticello di levante ha preso  fuoco ed è stato necessario l’intervento della squadra antincendio del Consorzio di Bonifica di Trebisacce, di un canadair, di un elicottero e di una squadra di volontari del Servizio AIB, attivato dall’Ente Parco nazionale del Pollino di Frascineto con competenza anche su Civita in quanto il nostro comune non ne ha una. A questi bisogna aggiungere il lavoro di coordinamento del personale del CFS di Civita e dei carabinieri di Francavilla Marittima.
Dopo una intera giornata di lavoro alle 20.30 si è avuta ragione del fuoco.

Mi sono fermato a raccogliere le prime impressioni “a caldo”, e forse mai l’espressione è stata così appropriata,  e tre sono state le cose che mi hanno colpito: l’abnegazione degli agenti dell’Arma dei
Il personale dell'Arma dei Carabinieri guida gli automobilisti 
Carabinieri che per tutto il giorno sono stati, sotto il caldo e tra il fumo, a dirigere il traffico davvero sostenuto, come può essere quello dei giorni di luglio, dispensando raccomandazioni agli automobilisti in transito alla prudenza nel percorrere il tratto di statale interessato dalle fiamme; l’automobilista che imperterrito chiedeva di passare, chiuso nella sua scatoletta con l’aria condizionata “a manetta”, convinto di essere protetto in questo guscio dalle alte lingue di fuoco che lambivano l’automobile, infischiandosene del lavoro e delle raccomandazioni del carabiniere solitario che, sudato e accaldato, gli intimava con le mani di retrocedere e, forse, imprecava verso la categoria incurante del pericolo imminente e irrispettosa del suo lavoro; il personale del Corpo Forestale dello Stato costituito da giovani impegnati fino allo spasimo a coordinare  traffico e volontari della squadra AIB del Consorzio.

Il personale del Consorzio interveniva nel bosco sottostante la statale a buttare acqua alle basi delle fiamme per evitare che queste prendessero forza e si propagassero. Un lavoro veramente improbo perché proprio in quel punto, come è stato scoperto dopo, vi era una discarica di vecchi pneumatici e altro materiale   infiammabile. Eppure, grazie alla loro determinazione e coraggio, dopo qualche ora di lavoro, sono riusciti ad avere la meglio con anche l’aiuto del canadair che con diversi lanci davvero precisi ha dato una mano al personale di terra.
A proposito del personale del CFS che, secondo la riforma Madia, passerà a breve sotto il comando dei Carabinieri, in un primo momento era sembrato che avesse registrato una grande adesione.  Infatti, un amico comandante del CFS mi aveva detto tempo fa “per noi non cambia niente”. Invece, di fatto, le guardie, non sono per niente consenzienti. Tant’è che fioccano i ricorsi, tanto più che i Carabinieri – a quanto pare – ne vogliano solo le truppe, le loro caserme, i loro mezzi ma non … i loro ufficiali.

Come dire che un colonnello dei carabinieri vale dieci colonnelli del CFS. In più gli alti gradi del CFS preferiscono passare a dirigere altre amministrazioni dello Stato. Anche con questa riforma chi ne fa le spese è sempre il gradino più basso del sistema, al quale, apparentemente, sono state proposte diverse prospettive, ma di concreto resta solo il ricorso se non vuole passare nei ranghi dell’Arma.
Uno dei tanti lanci precisi effettuato dall'elicottero di Calabriaverde
Infatti, la prospettiva di poter fare domanda presso un ente territoriale porta gli uomini della Guardia Forestale ad andare in aspettativa per due anni, alla fine dei quali, se il posto per il quale si era fatta domanda non si è reso disponibile, c’è il licenziamento.
Quindi, questa opportunità è azzerata in partenza.

Azzardo una previsione: visto che proprio in questi giorni si discute al Senato sulle modifiche alla Legge Quadro sui Parchi (la 394 del 1991 e le successive modifiche) e una delle figure che più è stata “ritoccata” è quella del Direttore, con, per esempio, l’eliminazione del relativo Albo, niente è più facile che molti ufficiali del CFS vengano chiamati a ricoprire questo ruolo per investitura diretta.
Nel ripensare al personale del CFS impegnato sul fronte delle fiamme in questi tre giorni … si leggeva chiaramente nei loro occhi lo sconforto, l’inutilità del proprio lavoro, della fine della storia di un Corpo antichissimo che ha concorso in modo determinante a salvaguardare il patrimonio forestale italiano, l’amore per i boschi, la natura in genere e la domanda è: chi salverà i boschi a partire dal prossimo anno?
Mentre il comandante del canadair salutava e faceva rientro all’aeroporto di Lamezia, è apparso all’improvviso, nella Valle del Raganello, un elicottero con le insegne di Calabriaverde, la nuova organizzazione che ha sostituito l’AFOR, deciso ad intervenire su gli ultimi focolai che ancora fumavano sulla sponda destra del vallone. Come un folletto, ha fatto un giro di ricognizione, parlato alla radio con il personale del CFS e chiesto l’autorizzazione a fare due o tre lanci conclusivi nei punti dove ancora si alzava del fumo.
Avuto il permesso, ha effettuato il primo lancio, poi all’improvviso, ha virato verso Est per scendere a pescare acqua dalla cascata della briglia sul Raganello: uno spettacolo di perizia e bravura millimetrica! Sarebbe bastato lo spostamento di pochi metri e il rischio di falciare con le pale la vegetazione ripariale sarebbe stato assai probabile.
Due o tre voli con lanci mirati hanno messo fine all’incendio nel Raganello.
Le radio del CFS gracchiavano mentre il personale sul campo faceva il consueto e arido rapporto a meri fini statistici (sul Raganello sono andati perduti diversi ettari di boschi di leccio, piantagioni a uliveto, macchia mediterranea e qualche ginestra, sono stati impiegati molte persone tra volontari, carabinieri e personale del CFS), l’elicottero di Calabriaverde è passato a volo radente in segno di saluto e … alla prossima!  






venerdì 22 luglio 2016

Il Sentiero del Ponte d'Ilice

In questi giorni ho fatto una camminata alla scoperta del nuovo sentiero che porta al Ponte d'Ilice, di recente restaurato a cura della Amministrazione comunale di Civita.
La prima impressione è stata la solita: si tratta di un magnifico sentiero, ben tracciato, a tratti con ampie vedute panoramiche, ardito, tra spettacolari piante di leccio e grandi scorci di rocce a picco sul Raganello.

Con l'aiuto di un GPS ho misurato la lunghezza, il dislivello, il numero di cestini (ce ne sono più su questo sentiero che in tutto il centro abitato di Civita), la lunghezza delle staccionate, il numero di gradini e le bacheche vuote con le panchine.
Che dire?

Peccato che tutte queste informazioni  mancano sulla capannina iniziale che, oltre a una misera segnaletica verticale e un cartello degli sponsor (errori di ortografia compresi),  non contiene i soliti "ingredienti" del caso, quali una mappa, una tempistica, una descrizione del percorso e le indicazioni sulla tipologia del sentiero.
Mancano, inoltre, il numero del sentiero già accatastato dall'Ente Parco e le raccomandazioni di prudenza.

Sicuramente ancora il cantiere non è stato consegnato e quindi, prima o poi, le capannine installate lungo il percorso verranno riempite di contenuti.
Qui intanto avanzo le considerazioni, strettamente personali, sui lavori eseguiti.
Non darò nessun dato tecnico (non spetta a me fornirli), ma farò alcune "piccole" considerazioni tecniche e dirò la mia sull'opportunità di alcuni lavori.

In primo luogo non c'era nessuna necessità di tutti quegli scalini (ne ho contati 635) che spezzano le gambe anche agli escursionisti più allenati di me.
Sarebbe bastato qualche scalino in pietra nei punti di massima pendenza per arrestare il dilavamento.

Invece, avrei fatto ripristinare gli spettacolari muretti in pietra a secco a monte del sentiero.
Manca la segnaletica orizzontale (le classiche bandierine bianco-rosse) e in molti punti c'è il rischio di perdersi.

L'inutilità della staccionata è palese. Solo in un punto è realmente necessaria e si tratta di pochi metri (poco più di venti), per il resto è perfettamente inutile e ridicola, in quanto a poca distanza dal sentiero vi è una fitta rete fatta da giovani piante di leccio che costituiscono una barriera naturale.
Inoltre, a mia memoria (ma anche dai racconti degli anziani), in questi tratti non sono mai accaduti incidenti.
Ancora: un sentiero di montagna non ha bisogno di panchine e, soprattutto, al sole.

L'unico punto dove il sentiero presenta alcuni problemi di pericolosità è nei pressi del Ponte d'Ilice.
Il primo, consiste nel superare le rocce lisce del Canale della Ciuca: indovinate come è stato risolto?
Con un misero ponticello di legno realizzato a meno di un metro dal canale: questa soluzione dà anche la certezza matematica che al primo grande temporale verrà spazzato via.

L'altra difficoltà (non risolta) è nel punto in cui in passato ci sono stati diversi incidenti, qualcuno anche mortale, e si trova subito dopo il ponticello di legno: in questo tratto di pochi metri il sentiero, scavato nella roccia, è molto stretto e necessita che sia allargato il piano di calpestio e, lì sì, anche di una staccionata di protezione oppure di una posa in opera di una corda di sicurezza (soluzione che io preferisco alla ringhiera).
Invece la soluzione realizzata è stata quella dell'ennesima staccionata a valle legata con un cordino e tassellata nella roccia.

Roba da matti!

Infine, sarebbe stato necessario stendere qualche decina di metri cubi di ghiaietto nei tratti iniziali dopo la voliera, perché, a come si presenta lo stato del luogo, la vegetazione a breve ricoprirà il tracciato di rovi e spine che in poco tempo renderanno vano l'investimento.

 Infine vorrei far notare come questa logica di fare le cose nel proprio orticello impedisce, come sempre, di avere una visione globale del lavoro.

Poiché il Ponte d'Ilice segna il confine con il comune limitrofo di San Lorenzo Bellizzi e bisognerà fare altri lavori - anche estremamente urgenti - dall'altro lato, con quanto fatto si vanifica lo spirito del sentiero che è sempre servito da collegamento fra le due comunità contigue. Perché non si è pensato di coinvolgere anche il comune di San Lorenzo Bellizzi per lavorare entrambi e insieme a un progetto unico di viabilità interna tanto atteso dai camminatori che periodicamente effettuano escursioni tra i due paesi?

Di seguito alcune immagini eloquenti

Sentiero del Ponte d'Ilice. Inutile scalinata in legno. (Photo E. Pisarra)
Sentiero del Ponte d'Ilice. Palese inutilità della staccionata (con cestino) a ridosso di una protezione naturale come un fitto
bosco di lecci (Photo di E. Pisarra)
Sentiero del Ponte d'Ilice. Bacheca vuota e cestino (Photo di E. Pisarra)
Sentiero del Ponte d'Ilice. Segnaletica verticale scopiazzata da quella del CAI ma senza le indicazioni necessarie
(Numero di sentiero, tempi di percorrenza, meta intermedia).   (Photo E. Pisarra)
Sentiero del Ponte d'Ilice. Un magnifico tratto liberato dalla vegetazione. (Photo di E. Pisarra)

Il Sentiero del Ponte d'Ilice. Bacheca, panchina e cestino (Photo E. Pisarra)

giovedì 21 luglio 2016

Ricoperto il "TRAMPOLLINO" di Campotenese

La catasta di legno di Campotenese, fortemente voluta dal presidente del Parco del Pollino, con il rivestimento esterno è stata ultimata.
appare sempre di più un corpo estraneo e una ferita al paesaggio bucolico ed agreste della Piana di Campotenese.
migliaia di tronchi di varie dimensioni e lunghezza hanno ricoperto le facciate e il tetto di questa strana opera progettata - nientedimeno che - dal famoso architetto di Bologna Mario Cuccinella.
Unica cosa certa è il legname che - sicuramente - proviene dai boschi della Principessa  appena tagliati.
Una collina rimboschita oltre cinquant'anni fa a pino nero è stata in parte diradata per recupera legname per costruire questa "Trampollino" (Copyright Giorgio Braschi), ottenendo due strani effetti: tagliare una pineta (cosa che un area protetta - per definizione - non dovrebbe fare mai) perché anche se le piante sono estranee al territorio, passato mezzo secolo, si sono naturalizzate e fanno parte a tutti gli effetti del paesaggio, tant'è che molti botanici forestali hanno coniato una nuova definizione (foreste a pinusnigricans) per classificare questi nuovi boschi che imperversano nel meridione d'Italia da ormai troppo tempo. 
Il secondo risultato è stato che con questi alberi tagliati è stato ottenuto la materia prima per ricoprire il "TRAMPOLLINO" di Campotenese.
Forse ad opera finita verrà fuori un capolavoro di ingegneria unico nel suo genere.
Oggi con chiunque ho avuto modo di confrontarmi, all'unanimità, si sono espressi con toni e argomentazioni - anche tecniche - molto negative che lasciano poco margine di accettazione da parte della comunità del Pollino di questo manufatto.
Che strazio!

Il lato Nord con l'ingresso. (Photo E. Pisarra)
Il lato occidentale del "TRAMPOLLINO" di Campotenese (Photo E. Pisarra)
Il lato a meridione con il tetto ricoperto da tronchi proprio a modello di TRAMPOLLINO" (Photo E. Pisarra)


Il lato orientale del TRAMPOLLINO di Campotenese. (Photo E. Pisarra)