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giovedì 22 settembre 2016

Il Massaro, la Masseria e il Casino

Il "Massaro", è stato, per lungo tempo, una figura molto importante per tutte le aziende agro-silvo-pastorali del mezzogiorno d'Italia.
  
1989.Il "Massaro" Giuseppe Russo a Casino Toscano. (Foto
 gentilmente concessa da Alfonso Picone)
Mio nonno paterno era uno di loro: ha lavorato per tutta la sua vita per una nota famiglia di San Demetrio Corone.

Il Massaro è l'uomo di fiducia, il braccio destro di un grande proprietario terriero.
A seconda delle dimensioni delle aziende, della diversità di coltivazioni, dei pascoli in diversi luoghi, poteva variare anche il loro numero alle dipendenze dei proprietari terrieri.

Il loro ruolo nel corso del tempo è stato sempre più crescente con la creazione della “Masseria”.
Questa è il risultato della colonizzazione baronale e marchesale delle aree interne del Meridione, abbandonate e incolte, negli anni tra il Cinquecento e il Settecento, quando l’esigenza di granaglie e affini spinse il governo del Regno delle Due Sicilie, dominato dagli spagnoli, a concedere con facilità ai nobili e alle personalità del luogo autorizzazioni al ripopolamento del territorio.

Di questa basilare struttura della realtà contadina, il Massaro rappresenta una figura importantissima che fa da perno per l’intero sistema produttivo e organizzativo dell’azienda agricola.
In qualche caso egli era un semplice inquilino che pagava un canone d’affitto al proprietario, ma in genere, egli era il responsabile plenipotenziario unico della conduzione della masseria per conto del signore (fosse egli barone, marchese o sacerdote).

1989. Il focolare di Casino Toscano.
(Foto di Alfonso Picone Chiodo)
Il massaro ha rappresentato la classe intermedia tra la grande massa contadina e la piccola e media borghesia, molto spesso godendo di stima e di grande considerazione anche da parte della gente del paese.

Dai documenti di archivio, come i catasti onciari, si desume come questo lavoro potesse essere molto redditizio e fonte di proventi notevoli, tanto che, in alcuni casi, è accaduto che il massaro si sia trovato nelle condizioni di poter acquistare la masseria di cui era il conduttore.

In Calabria e sul Pollino possiamo tranquillamente affermare che il ruolo dei Massari si è esaurito alla fine degli anni Ottanta, in seguito alla ripresa delle grandi emigrazioni e ai vari cambiamenti che hanno interessato le comunità, in special modo con i tanti tentativi di industrializzazione di quelle aree naturalmente vocate all’agricoltura

lunedì 19 settembre 2016

A proposito del Casino Toscano, una piccola precisazione


La "chiave" del casino con le iniziali del
proprietario. (Photo di E. Pisarra)
A proposito della Famiglia Toscano proprietaria dell’omonimo casino, mi preme precisare che non sono Marchesi e non hanno altri titoli nobiliari.

Sono semplicemente dei proprietari terrieri di Cassano Jonio con interessi nella Piana di Sibari e in alcune zone del Pollino.

Inoltre, mi è stato chiesto di indicare la fonte, quando affermo che “Prima del completo abbandono ci fu un ultimo tentativo da parte dei proprietari di cambiare l’uso di questi suoli: far diventare questi posti una sorte di grande dormitorio costituito da tantissime piccole case di legno disseminate tra i faggi, ma il pronto intervento delle associazioni ambientaliste bloccò il tentativo di speculazione.”

Ebbene – pur non ritenendo necessario indicare la fonte di questa informazione, in quanto questo post sul Casino Toscano, non ha nessuna pretesa di essere un saggio, un’analisi sociologica, 
Locandina di vendita delle casette di legno proposta
dalla agenzia immobiliare La Gioconda di Napoli. 

antropologica o quant’altro – ma semplicemente un richiamo e una sollecitazione all’autorità che gestisce il parco, posso tranquillamente affermare che questa notizia è contenuta nella premessa al PIANO DI PARCO NAZIONALE proposta a suo tempo dal WWF Italia (Roma 1972) e in molti articoli apparsi sui quotidiani e sui periodici locali a proposito del Progetto di realizzazione di case in legno prospettato dalla società La Gioconda. Infine, altri particolari mi sono stati raccontati personalmente da Domenico Cerchiara, sindaco di San Lorenzo Bellizzi e da Francesco Giorgio, vero pioniere, scopritore e esploratore del Pollino.


Mi scuso con i lettori e i diretti interessati. 

martedì 30 agosto 2016

Il Casino Toscano sta crollando


Mi rendo conto di come, all’indomani del terremoto che ha colpito il centro Italia, parlare di recupero di un vecchio immobile nel cuore del Pollino possa sembrare una follia, viste le priorità che derivano dopo un sisma di così alta intensità, ma
Il Casino Toscano.
ritorno sull’argomento perché sono affezionato a questi luoghi e a questa struttura che mi ha visto ospite sin da piccolo, quando mi accingevo a muovere i primi passi nel camminare ed esplorare le nostre montagne.
Ho conosciuto l’ultimo vero “Massaro” che lo gestiva con perizia e grande onestà.
I suoi prodotti caseari - dalle mozzarelle ai caciocavalli - erano semplicemente squisiti: da allora non ho mai più mangiato qualcosa di così buono.
Alla morte del povero Peppino Russo, il Casino Toscano non ha avuto più pace. Vi hanno abitato albanesi, rumeni, indiani: ma nessuno di questi nuovi fattori amava il luogo e aveva un minimo interesse verso i beni loro affidati.
Cavalli al pascolo ai Piani del Pollino
Chiacchierando con queste persone, spesso dallo sguardo triste, mal pagate e mal nutrite, avevo chiara l’impressione di come un’epoca fosse finita: uomini come il signor Peppino non ci sarebbero più stati e un “uso” della montagna, peraltro antichissimo, era in via di smantellamento.
Oggi ci sono ancora le mandrie al pascolo ai Piani del Pollino. Per lo più sono di cavalli, ma non c’è più il mandriano di un tempo: quello che spesso incontravi seduto all’ombra di un pino loricato, circondato da un’orda di cani, a fumare le “Nazionali” senza filtro e che, immancabilmente, ti chiedeva chi fossi e i motivi che ti spingevano a inoltrarti su quelle montagne aspre “dimenticate da Gesù Cristo”. Con quelle domande rivelava tutto il suo desiderio di parlare con qualcuno che non fossero i suoi cani, il mulo e la mandria.
Quel pastore non c’è più.


mercoledì 3 agosto 2016

2016 ANNO NAZIONALE DEI CAMMINI. Mentre in Italia nascono nuovi Cammini noi stiamo a guardare

Mentre in Italia nascono nuovi Cammini noi stiamo a guardare.
Come si evince dalla Carta dei Cammini d’Italia la Calabria e la Basilicata hanno un “Grande Buco” .
Ma a ben vedere sul Pollino esiste già un Cammino detto dei Briganti organizzato a suo tempo dalla Comunità Montana Val Sarmento, solo che non lo percorre nessuno perché non è segnalato e nessuno sa della sua esistenza.

Carta dei Cammini in Italia. Da notare come non c'è nessun percorso
consigliato in Calabria e Basilicata.
A questo si aggiunge il “Cammino Mariano”, che collega tutti i santuari dedicati alla Madonna: esso è in fase avanzata di progettazione, ma… fermo perché l’Ente Parco non ha il coraggio di indire la procedura di gara affinché questa idea del prof. Mario Martino si trasformi nel tracciato completo percorribile anche da chi non ha grandi esperienze di Cammini.
Sul Pollino si preferisce spendere denari per realizzare il TRAMPOLLINO. Tanto più che questo secondo è già stato finanziato con fondi della Regione Basilicata giacenti nei “tiretti” dell’Ente Parco da quasi due anni e in attesa di essere spesi
Ci sono tanti spunti nella storia calabrese per realizzarne e di davvero interessanti nel nostro territorio: da San Francesco di Paola, a Norman Douglas gli altri Viaggiatori del Gran Tour…, sulla linea del “Cammino dell’Inglese” realizzato in Aspromonte, che fino ad ora è stato inteso come una tappa escursionistica…  

Ancor più proprio quest’anno che il Ministro dei Beni Culturali ha proclamato il 2016 ANNO NAZIONALE DEI CAMMINI.
Ecco un’altra occasione perduta e proprio nell’anno del giubileo della Misericordia che ha dato nuova linfa a quei luoghi di devozione da sempre meta di pellegrinaggio.
Noi no!
Continuiamo a costruire cattedrali nel deserto in nome di non si sa bene quale sviluppo sostenibile.
Nel frattempo si favorisce il riavvio della Centrale del Mercure, si costruisce una mega struttura sulle ceneri della “Tenuta delle Principessa”, chiusa ancora prima di essere aperta, nonostante l’affidamento, ma mai preso in carico, a una cooperativa di servizi.
Ripristinare il Sentiero dei Briganti, no!
Logo Camminomarianopollino.
Avviare la realizzazione, almeno per il versante lucano, del Cammino Mariano del Pollino, no!
La Via Francigena, che ha tutti i crismi per essere l’equivalente italiano di quel che è diventato in questi ultimi anni il Cammino di Santiago, proprio nell’anno giubilare sta registrando la presenza di grandissimo numero di camminatori.
Non è solo la fede la ragione dei camminatori che s’avviano per questi cammini: è desiderio di essere a contatto con la natura, di ritrovarsi nell’andare a passo lento… meditando…
L’andare a piedi è una nuova forma di turismo capace di mettere in rete e far conoscere borghi abbandonati, piccoli paesi di montagna, aree protette sconosciute alle grandi masse.
In Italia sono quasi settemila i chilometri percorribili da Nord a Sud, ripartiti in circuiti e itinerari di difficoltà e lunghezze diverse in cui si diluiscono storia, arte, sacro e profano. Nei siti sparsi in Rete si possono trovare i vari percorsi divisi in tappe, con mappe dettagliate, informazioni utili, elenchi di luoghi dove mangiare e dormire. 
Ne ho scelti undici che meritano di essere conosciuti e che un giorno vorrei percorrere tutti.

1.     Via Francigena: 1000 km dal San Bernardo a Roma


Il percorso è quello tracciato dall’Arcivescovo britannico Sigerico nel suo viaggio di ritorno dalla “città eterna” a Canterbury nel 990. Mille chilometri di strada che dal passo del Gran San Bernardo attraversano l’Italia dal nord al centro in 79 tappe, fino a Piazza San Pietro, tra natura, borghi che hanno mantenuto tutto il fascino delle loro architetture e scorci di storia. Al percorso principale si aggiunge la “Via Francigena del Sud”, che arriva fino a Brindisi l’imbarco per raggiungere la Terra Santa, e che si spinge fino a Santa Maria di Leuca. Chi incomincia il cammino, può ricevere la credenziale che testimonia lo status di pellegrino. La strada, nel 1994 è stata riconosciuta “itinerario culturale del Consiglio d’Europa”.

2.     Via degli Abati: 190 km sui monti tra Pavia e Pontremoli

Nell’Alto Medioevo i Longobardi, prima di conquistare il passo della Cisa, utilizzavano questa strada per spostarsi da Pavia, capitale del loro regno, ai domini della Tuscia e alla zona di Lucca.
Nota anche come “Via Francigena di Montagna”, la Via degli Abati costituisce una variante più antica e impegnativa rispetto a quella tracciata dall’Arcivescovo Sigerico che, per arrivare dalla Toscana all’Emilia, passò per la Cisa. Per ogni tappa si possono ottenere i “certificati di passaggio” che testimoniano l’avvenuto cammino: questa “via degli abati” si può percorrere in otto giorni.