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Umberto Caldora (lettera a Gaetano Greco Naccarato, 1963)

venerdì 4 novembre 2016

Vie ferrate e Dolomiti lucane

Un binomio che ultimamente riscuote sempre più successo di pubblico e consenso.
Qualche giorno fa, come CAI Castrovillari, abbiamo fatto una “uscita” in stile alpino con l’obiettivo di percorrere una delle due vie ferrate recentemente realizzate da una ditta trentina per conto della Regione Basilicata.
La nostra meta sono state le Dolomiti lucane.
Escursionisti del CAI Castrovillari impegnati
sulla ferrata "Marcirosa" nelle "Dolomiti lucane"
(foto di Luigi Perrone)
Un complesso roccioso tra i comuni di Pietrapertosa e Castelmezzano, nella Basilicata centrale, attraversato dal Basento. Un sistema di guglie spettacolari, di varie forme, che evocano animali, demoni e antiche tradizioni che contribuiscono a rendere più affascinanti questi luoghi.
L’arrivo era previsto, per la tarda mattinata, a Pietrapertosa, splendido centro abitato situato oltre i mille metri di quota a cavallo tra la Val Basento e la Val d’Agri.
All’uscita dello svincolo della Basentana per Pietrapertosa si è unito a noi Vincenzo Armentano, un nostro socio, nativo di San Lorenzo Bellizzi e che abita a Potenza.
Superato il ponte sul Basento, abbiamo iniziato a percorrere i numerosi tornanti che portano a Pietrapertosa: mi ha colpito il cartello che avverte come in paese non ci siano distributori di carburante.
Man mano che si sale, il paesaggio si diversifica, aumentano gli spazi e appare il primo dei tanti parchi eolici che avremo avuto modo di vedere durante la giornata.
Enormi pali, alti fino a cento metri, che svettano poco sopra l’abitato di Campomaggiore e, minacciosi, sfidano le forze del vento per produrre energia.
In molti dubitiamo sul reale apporto energetico di questi sistemi, almeno nel meridione d’Italia e ne abbiamo parlato un po’ con i compagni d’escursione… ma questa è un’altra questione.
La stradina si inerpicava sul versante settentrionale di Costa la Rossa nello splendido bosco di Gallipoli-Cognato, tra alberi di cerro, roverella e leccio, poi il bosco si è diradato ed è apparso qualche campo coltivato a non abbiamo capito bene cosa, mentre il centro abitato non si vedeva neanche lontanamente.
Abbiamo deciso di fare una modifica al programma iniziale e di prendere la vecchia stradina chiusa al traffico automobilistico che porta direttamente a Castelmezzano.
È questo un tratto   della strada provinciale che collegava la provinciale per Pietrapertosa con Castelmezzano, chiusa da tempo al traffico a causa di frane e smottamenti. Vistosi cartelli avvertono del divieto di transito che tutti, puntualmente, disattendono… e anche noi lo abbiamo fatto …  
Attraversata la splendida gola del Torrente Caperrino, abbiamo ripreso a salire dal versante opposto e in breve tempo percorso la galleria al termine della quale ci è apparso, come d’incanto, il borgo di Castelmezzano: tante case colorate, ordinate, graziose, e attaccate alla parete rocciosa come tessere di un mosaico perfetto, sfruttando tutti gli spazi possibili.
Ferrata "Marcirosa". Attraversamento del ponte
 tibetano (foto di Luigi Perrone)
Dopo aver ammirato la veduta, abbiamo proseguito in direzione del cimitero, dove inizia il tratto di avvicinamento alla ferrata “Marcirosa”.
Lasciata la macchina nello spiazzo antistante al cimitero, abbiamo iniziato a percorrere il sentiero dei mulini oggi, rinominato, avvolto in un’aria di mistero, come il “Percorso delle Sette pietre” nome ispirato a un racconto di Mimmo Sammartino.
Una splendida mulattiera, a tratti incisa nella roccia, porta in pochi minuti al torrente Caperrino che abbiamo attraversato sull’antico ponte di pietra e oltre il quale ci siamo immessi nel nuovo sentiero di avvicinamento alle ferrate.
Infatti, questo ingresso consente di accedere a tutte e due le ferrate. Noi avevamo in programma quella denominata di “Marcirosa”. Dalla parte opposta del corso d’acqua si accede, tramite uno spettacolare ponte nepalese, all’altra ferrata, denominata di “Salem” che porta a Castelmezzano.
L’inizio della “Marcirosa” è abbastanza anonimo: dopo una prima rampa di scale si esce dal bosco fino a giungere a un primo ponte tibetano: da questo punto cambia e il panorama e appare, in tutta la sua maestosità, la roccia arenaria ed (?) epossidica delle Dolomiti lucane.
Impegno, attenzione e spirito di avventura e mancanza di vertigini sono gli elementi base che uno scalatore di ferrate deve avere.
Una piccola disattenzione può essere causa di gravi danni alla persona.
Un moschettone della longe segue l’altro in perfetta sincronia. La cordata del CAI Castrovillari avanzava e proseguiva senza sosta. Tutti arrampicavano con sicurezza e decisione. Una vera e propria squadra coordinata e compatta.
In qualche segmento di corda, però è stato necessario fermarsi e restare appesi per diversi minuti perché la via era molto affollata.  È stato un vero grande successo l’idea di attrezzare queste pareti, favorendo l’afflusso a molti che ne sarebbero esclusi se non si trattasse di bravi rocciatori.
Mi incuriosisce conoscere lo studio di fattibilità ambientale sotteso a questa ferrata, cosa esso contenga in tema di impatto ambientale, di disturbo alla fauna selvatica e al paesaggio.
Dalle previsioni meteorologiche della giornata mi era sembrato un po’ un azzardo affrontare una ferrata, anche se classificata come “poco difficile”, come questa di “Marcirosa”, e in special modo dopo la pioggia della notte e del giorno precedenti.
Ma non avevo voluto abbandonare gli amici e, fiducioso, ero partito con loro confidando nell’antico adagio “La fortuna aiuta gli audaci”. Intorno a mezzogiorno il cielo si è aperto completamente e il sole ci ha donato una splendida giornata. L’orizzonte man mano che si saliva si apriva sempre di più. In attesa di far – è proprio il caso di dire – la fila, ben ancorato alla sicura, mi sono guardato intorno e il paesaggio mi è apparso ancora più bello del solito, forse perché lo vedevo da una angolazione insolita. Le quinte di monti che si susseguono, i paesini abbarbicati a mezzacosta come se fossero incollati alle rocce circostanti, il verde intenso dei boschi che, complice la attardata estate, ancora non hanno perso le foglie, il nastro d’argento del Basento che scorre tra le cime, si confondevano in un unicum di situazioni e sensazioni che hanno reso l’animo sereno e felice di abitare e vivere in questi luoghi ancora così semplici e unici.
Questo magico incantesimo veniva a volte interrotto da un sibilo fortissimo
Abbiamo affrontato con molta attenzione l’ultimo ponte tibetano: semplice nella sua forma, non molto alto dal suolo, tuttavia abbastanza pericoloso in caso di eventuale caduta. Dopo averlo attraversato, una scaletta metallica con gradini alternati costringe a prendere la discesa verso l’arrivo.
Una volta raggiunto il crinale ci si è svelato il mistero del sibilo: si tratta del volo dell’angelo! È questa   una delle tante invenzioni del vulcanico direttore generale dell’APT lucana: una corda d’acciaio collega Pietrapertosa con Castelmezzano. Imbracati dentro una speciale sacca agganciata a questa corda d’acciaio si scorre a velocità incredibile verso il punto di arrivo. Un minuto e mezzo di volo a oltre centoventi chilometri all’ora che, sicuramente almeno la prima volta, fa drizzare i capelli anche a chi, come me, non li possiede da tempo.
Abbiamo atteso la partenza di un temerario per fare una foto, e quindi ci siamo avviati verso il centro abitato.
Qualcuno del nostro gruppo non pienamente soddisfatto da questo primo assaggio, ci lascia per andare percorrere anche la ferrata di “Salem” a Castelmezzano.
Quelli di noi che hanno rinunciato all’invito a seguirli, si sono avviati verso la piazzetta principale di Pietrapertosa dove avevamo appuntamento con quanti del gruppo non hanno partecipato neanche alla prima ferrata ed hanno nel frattempo visitato il centro storico; tutti insieme ci siamo recati a Castelmezzano percorrendo il “Sette pietre”.
Credo che sia stato il primo sentiero che percorro, nella mia carriera di escursionista in giro per le montagne italiane, dove ci sono una serie di stazioni – tipo una Via Crucis – sottolineate da una voce recitante, accompagnata da musica ritmica molto suggestiva.
Per me è stata veramente una novità assoluta.
Anche questo è la Basilicata dei grandi eventi.
L’arrivo a Castelmezzano, il recupero delle automobili, il trasferimento nella piazzetta principale per la nostra solita “colazione al sacco” fatta di soppressate, salsicce, peperoni cruschi, formaggi, olive sott’olio, rape e tanto altro, ha chiuso la nostra giornata.
Per la nostra colazione abbiamo scelto la balconata di fronte alla chiesa principale che incornicia le casette colorate del centro storico, reso anche famoso dall’ultimo film con Fabio Volo, Miriam Leoni e Silvio Orlando “Un paese quasi perfetto”, e ci siamo ritrovati ad essere osservati dai tanti turisti stranieri che in questo periodo frequentano Castelmezzano…
Così, per la foto di gruppo, abbiamo accolto come ospiti alcuni ragazzi di Taiwan.
Dopo il caffè, “l’ammazza” caffè e un dolcino, ci siamo spinti in una passeggiata tra i vicoli fino alla base della “Civetta”: questo spettacolare monolito che per anni ha fatto da punto di vedetta per la salvaguardia del centro abitato dalle invasioni arabe e saracene.
Il ritorno in piazzetta, i saluti, il rientro hanno reso quanto mai attuale quel detto di Marcel Proust: “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.
Alla prossima! 





PS
Questo resoconto della giornata a Castelmezzano esce in contemporanea anche sul sito del CAI Castrovillari


1 commento:

  1. Sono nicola Salerno, ho appena letto dal tuo blogg l'articolo sulla ferrata di castelmezzano/pietrapertosa, volevo darti una informazione, i realizzatori della ferrata sono i rocciatori di Terranova tra cui Antonio Miraglia (lavorano per una ditta trentina). La ferrata ha anche un'anima del "Pollino". Un grazie a loro per la grande professionalità nel realizzarla.
    Un saluto nicola

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